Entro il 23 settembre Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati interessati dalla Legge Stanca devono riesaminare e, se necessario, aggiornare la Dichiarazione di accessibilità di siti web e applicazioni. Vediamo chi è coinvolto, cosa deve contenere il documento e quali verifiche è utile fare prima della pubblicazione.
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Il 23 settembre 2026 è una data da segnare per tutte le organizzazioni coinvolte dagli obblighi sulla Dichiarazione di accessibilità.
Entro questa scadenza, Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati interessati dalla Legge Stanca devono riesaminare la dichiarazione relativa ai propri siti web e applicazioni e aggiornarla quando necessario.
Ma la Dichiarazione di accessibilità non dovrebbe essere considerata soltanto un adempimento da ripetere ogni anno.
Il documento intatti rende pubblico lo stato di accessibilità di un servizio digitale e, proprio per questo, dovrebbe rappresentare in modo attendibile la situazione esistente al momento della pubblicazione: il livello di conformità raggiunto, le eventuali criticità ancora presenti e gli strumenti messi a disposizione degli utenti per segnalare problemi.
Avvicinarsi alla scadenza significa quindi verificare che la dichiarazione sia presente e aggiornata e chiedersi se ciò che contiene corrisponde davvero all’esperienza che oggi le persone incontrano utilizzando il sito o l’applicazione.
Chi deve aggiornare la Dichiarazione di accessibilità entro il 23 settembre
La scadenza del 23 settembre riguarda innanzitutto le Pubbliche Amministrazioni, che devono riesaminare ogni anno la Dichiarazione di accessibilità relativa ai siti web e alle applicazioni mobili di cui sono titolari e aggiornarla quando lo stato del servizio è cambiato.
L’obbligo interessa anche alcuni soggetti privati ricompresi nel perimetro della Legge Stanca. In particolare, la normativa coinvolge le organizzazioni che offrono servizi al pubblico attraverso siti web o applicazioni mobili e che hanno registrato, negli ultimi tre anni di attività, un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro.
Per ogni sito o applicazione interessata è quindi necessario verificare che la dichiarazione pubblicata rappresenti ancora correttamente lo stato del servizio. Nuove funzionalità, redesign, aggiornamenti tecnici, documenti aggiunti o correzioni effettuate durante l’anno possono infatti rendere non più attuale quanto dichiarato in precedenza.
Il primo controllo da fare, quindi, non è semplicemente verificare la presenza di un link nel footer: è capire se la fotografia pubblicata lo scorso anno corrisponde ancora alla realtà di oggi.
Cosa deve raccontare davvero la Dichiarazione di accessibilità
La Dichiarazione di accessibilità serve a rendere trasparente, per chi utilizza il servizio, quali parti del sito o dell’app sono accessibili, quali presentano ancora criticità e quali strumenti sono disponibili in caso di difficoltà.
Tra le informazioni principali rientrano il livello di conformità dichiarato, l’eventuale presenza di contenuti o funzionalità non accessibili, le motivazioni delle criticità e le modalità attraverso cui gli utenti possono inviare una segnalazione.
Un ruolo importante è proprio quello del meccanismo di feedback.
Non è un elemento accessorio: permette a una persona di comunicare una barriera incontrata durante l’utilizzo del servizio e crea un punto di contatto diretto tra utenti e organizzazione.
Per questo la dichiarazione può diventare uno strumento utile anche internamente.
Le segnalazioni ricevute aiutano a individuare problemi che possono non emergere da una verifica automatica, a capire quali barriere incidono maggiormente sull’esperienza reale e a orientare le priorità di intervento.
In AccessiBit consideriamo questo documento come una parte fondamentale del percorso di accessibilità: rappresenta una fotografia dello stato attuale ed un punto da cui raccogliere evidenze utili per migliorare il servizio nel tempo.
Prima di aggiornare la dichiarazione, bisogna sapere cosa è cambiato
Riprendere la dichiarazione dell’anno precedente e modificarne la data non è sufficiente.
Nell’arco di dodici mesi un sito o un’applicazione possono cambiare molto: vengono pubblicate nuove sezioni, aggiornati componenti, modificati form e percorsi, caricati nuovi documenti o introdotte funzionalità che prima non esistevano.
Prima dell’aggiornamento è quindi utile ricostruire cosa è cambiato e verificare se queste modifiche hanno introdotto nuove barriere o risolto problemi già conosciuti.
Lo stesso vale per gli interventi indicati in precedenza come ancora da completare: se sono stati realizzati, è necessario verificarne l’efficacia; se sono ancora aperti, la dichiarazione dovrebbe continuare a rappresentarli in modo trasparente.
Una scansione automatica può essere un buon punto di partenza per individuare diverse criticità tecniche e osservare un numero elevato di pagine.
Non può però raccontare da sola l’intera esperienza. Navigazione da tastiera, comportamento dei form, messaggi di errore, compatibilità con tecnologie assistive, documenti e percorsi completi richiedono controlli più approfonditi.
Per questo in AccessiBit partiamo dall’analisi dello stato reale del servizio e trasformiamo ciò che emerge in priorità operative.
In questo modo l’aggiornamento della Dichiarazione di accessibilità può poggiare su evidenze recenti e diventare la conseguenza di una verifica concreta, non soltanto di una scadenza sul calendario.
Conclusioni
Il 23 settembre è una scadenza importante, ma non rappresenta la fine del percorso.
La Dichiarazione di accessibilità fotografa uno stato preciso nel tempo.
Siti, applicazioni, documenti e servizi digitali continuano però a evolvere, e ogni aggiornamento può risolvere una barriera oppure introdurne una nuova.
Per questo il valore della dichiarazione dipende anche dal processo che la precede e da quello che continua dopo la pubblicazione: verifiche periodiche, gestione delle segnalazioni, correzioni, test e monitoraggio aiutano a mantenere nel tempo quanto dichiarato.
In AccessiBit lavoriamo proprio con questo approccio: partire dalle evidenze, individuare le priorità e accompagnare organizzazioni pubbliche e private in un percorso di accessibilità digitale che possa essere verificato, documentato e mantenuto nel tempo.
La scadenza del 23 settembre può quindi diventare anche un’occasione utile per fare il punto: capire dove siamo oggi e quali passi servono per rendere il servizio più accessibile domani.
