Documentazione accessibile: scrivere meglio significa includere più persone

Una documentazione accessibile può essere letta dal maggior numero possibile di persone, comprese quelle con disabilità visive. Ne parliamo in questo articolo

AccessiBit Team

I marciapiedi ribassati sono stati progettati per permettere alle persone in sedia a rotelle di attraversare la strada con maggiore autonomia.

Oggi vengono utilizzati anche da chi spinge un passeggino, trascina una valigia, consegna merci con un carrello o si muove temporaneamente con le stampelle.

È il cosiddetto curb-cut effect: una soluzione pensata per rispondere alle esigenze di un gruppo specifico finisce per migliorare l’esperienza di molte altre persone.

Lo stesso principio vale per la documentazione digitale.

Un testo alternativo ben scritto aiuta chi utilizza uno screen reader, ma anche chi naviga con una connessione lenta e non riesce a caricare le immagini. Una struttura corretta dei titoli permette alle persone cieche di orientarsi nella pagina, ma rende anche il testo più facile da consultare per chiunque stia cercando rapidamente un’informazione.

Che cosa significa creare documentazione accessibile

Una documentazione è accessibile quando può essere letta, compresa e utilizzata dal maggior numero possibile di persone, comprese quelle con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive.

Le condizioni che influenzano il modo in cui utilizziamo un contenuto digitale, però, non sono sempre permanenti.

Una persona può avere una disabilità visiva e utilizzare stabilmente uno screen reader. Può essersi sottoposta da poco a un intervento agli occhi e avere difficoltà temporanee nella lettura. Oppure può trovarsi su un treno affollato, con il sole che colpisce direttamente lo schermo e rende quasi invisibile un testo con poco contrasto.

La disabilità può quindi essere:

  • permanente, come nel caso di una persona cieca;

  • temporanea, come una mano immobilizzata che impedisce di usare il mouse;

  • situazionale, come leggere dallo smartphone sotto una luce molto intensa o seguire un video in un ambiente rumoroso.

Le soluzioni utili in uno di questi scenari possono migliorare anche tutti gli altri.

Quando realizziamo una guida, una pagina di supporto, un manuale o una documentazione tecnica, dovremmo quindi immaginare persone reali: chi naviga soltanto con la tastiera, chi utilizza uno screen reader, chi legge da mobile, chi conosce poco l’argomento o chi sta cercando una risposta in pochi secondi.

Scrivere testi alternativi che abbiano davvero un significato

Il testo alternativo, spesso chiamato alt text, è la descrizione associata a un’immagine.

Gli screen reader lo leggono ad alta voce, permettendo alle persone cieche o ipovedenti di capire quale informazione comunica l’immagine. Il testo alternativo può inoltre essere visualizzato quando il file non viene caricato e aiuta i motori di ricerca a interpretare il contenuto visivo.

Inserire un alt text, però, non è sufficiente. Deve essere scritto in modo utile.

Descrivere lo scopo dell’immagine

Immaginiamo una guida dedicata alla formazione aziendale contenente la fotografia di alcune persone sedute intorno a un tavolo.

Un testo alternativo come:

Cinque persone sedute a un tavolo.

descrive ciò che appare, ma non spiega perché l’immagine sia stata scelta.

Una descrizione più significativa potrebbe essere:

Un gruppo di colleghi confronta le proprie idee durante un laboratorio di formazione.

La seconda versione comunica il ruolo dell’immagine nel contenuto. Non si limita agli oggetti presenti, ma restituisce l’azione e il contesto.

In AccessiBit consigliamo di partire sempre da una domanda: quale informazione perderebbe il lettore se non potesse vedere questa immagine?

La risposta aiuta a capire che cosa inserire nel testo alternativo.

Essere brevi, ma non generici

Nella maggior parte dei casi bastano una o due frasi.

L’obiettivo è comunicare l’informazione essenziale senza interrompere eccessivamente il flusso di lettura di chi utilizza uno screen reader.

Non serve iniziare con formule come “Immagine di” o “Foto che mostra”, perché la tecnologia assistiva segnala già la presenza di un’immagine.

È invece utile terminare la descrizione con un punto, così da creare una pausa naturale prima del contenuto successivo.

Lasciare vuoto l’alt text delle immagini decorative

Alcune immagini hanno una funzione puramente estetica: una forma di sfondo, un pattern grafico o una fotografia che non aggiunge alcuna informazione rispetto al testo.

In questi casi è corretto utilizzare un attributo vuoto:

alt=""

Lo screen reader ignorerà l’immagine, evitando di aggiungere rumore alla navigazione.

L’attributo non dovrebbe essere eliminato completamente. In sua assenza, alcune tecnologie potrebbero leggere il nome del file, producendo risultati poco comprensibili come “background-finale-due-jpg”.

Spiegare separatamente grafici e diagrammi complessi

Un grafico sull’andamento delle vendite, una mappa di processo o uno schema con numerosi collegamenti difficilmente possono essere descritti in una sola frase.

In questi casi, il testo alternativo può fornire una sintesi:

Grafico che mostra la crescita progressiva delle richieste di assistenza nel corso dell’anno. I dati completi sono descritti nel paragrafo successivo.

La spiegazione dettagliata dovrebbe poi essere inserita nel testo della pagina o resa disponibile attraverso un contenuto collegato.

In questo modo l’informazione non dipende esclusivamente dalla componente visiva.

Utilizzare veri titoli, non soltanto testo in grassetto

I titoli permettono di comprendere la struttura di un documento.

Una persona vedente può scorrere rapidamente la pagina, individuare le parole più grandi e raggiungere la sezione che le interessa. Le persone che utilizzano uno screen reader possono fare qualcosa di simile richiamando l’elenco delle intestazioni presenti nella pagina.

Questo meccanismo funziona soltanto quando i titoli sono definiti correttamente nel codice o nell’editor del documento.

Una frase resa semplicemente più grande o in grassetto continua a essere interpretata come un normale paragrafo. Visivamente sembra un titolo, ma dal punto di vista strutturale non lo è.

È importante utilizzare i livelli di intestazione in ordine logico:

  • H1 per il titolo principale;

  • H2 per le sezioni;

  • H3 per le eventuali sottosezioni.

Saltare direttamente da un H2 a un H4 può rendere più difficile comprendere la gerarchia del contenuto.

Una struttura corretta favorisce le tecnologie assistive, ma migliora anche la leggibilità generale, la generazione degli indici e la possibilità di trovare velocemente una risposta.

In AccessiBit consideriamo i titoli parte integrante del contenuto: non rappresentano soltanto una scelta grafica, ma una vera e propria mappa della pagina.

Verificare il contrasto tra testo e sfondo

Un testo può essere scritto perfettamente e risultare comunque difficile da leggere.

Pensiamo a una presentazione con caratteri azzurro chiaro su sfondo bianco. Sul monitor del designer potrebbe sembrare elegante, ma durante una riunione proiettata in una sala molto luminosa potrebbe diventare quasi invisibile.

Per una persona ipovedente, lo stesso contenuto potrebbe risultare completamente inaccessibile.

Le WCAG indicano per il normale testo un rapporto di contrasto di almeno 4,5:1. Esistono numerosi strumenti gratuiti che permettono di confrontare due colori e conoscere immediatamente il rapporto ottenuto.

Il contrasto non dipende dal fatto che un colore sia piacevole o acceso. Dipende dalla differenza di luminosità tra il testo e lo sfondo.

Anche le dimensioni e lo spessore del carattere incidono. Un testo sottile richiede spesso un contrasto maggiore per mantenere una buona leggibilità.

Per questo, in AccessiBit consigliamo di verificare il contrasto durante la progettazione, prima che una combinazione cromatica venga applicata a decine di pagine, documenti o componenti.

Non utilizzare il colore come unico segnale

Immaginiamo una dashboard nella quale le attività completate siano indicate in verde e quelle bloccate in rosso.

Per chi distingue chiaramente i due colori, lo stato delle attività è immediato. Per una persona con daltonismo rosso-verde, invece, gli indicatori potrebbero apparire molto simili.

Il problema si risolve associando al colore almeno un altro elemento:

  • un’icona;

  • un’etichetta testuale;

  • una forma;

  • un pattern.

La voce verde potrebbe quindi contenere un segno di spunta e la parola “Completata”. Quella rossa potrebbe mostrare un punto esclamativo e l’etichetta “Bloccata”.

Il colore continua a rafforzare il messaggio, ma non è più l’unico modo per comprenderlo.

Lo stesso principio deve essere applicato a grafici, moduli, notifiche, errori e stati dei componenti.

Un campo obbligatorio non dovrebbe essere riconoscibile soltanto dal bordo rosso. Dovrebbe essere accompagnato da un messaggio che spiega quale informazione manca e come correggere l’errore.

Scrivere link comprensibili anche fuori contesto

Molte pagine contengono collegamenti con testi come:

  • Clicca qui”;

  • “Scopri di più”;

  • “Leggi”;

  • “Vai alla pagina”.

Queste formule possono sembrare sufficienti quando vengono lette all’interno di un paragrafo. Diventano invece problematiche quando una persona utilizza il tasto Tab per spostarsi da un link all’altro oppure richiama con uno screen reader l’elenco di tutti i collegamenti presenti nella pagina.

Una sequenza come “Scopri di più, clicca qui, leggi, scopri di più” non permette di capire dove conducano i diversi link.

È molto più efficace scrivere:

Consulta la guida alla creazione di documenti PDF accessibili.

oppure:

Verifica i requisiti WCAG relativi al contrasto dei colori.

Ogni collegamento dovrebbe poter essere compreso anche senza leggere la frase che lo precede.

Questa scelta migliora la navigazione, rende il contenuto più chiaro e aiuta anche i motori di ricerca a comprendere meglio la destinazione del link.

Scegliere un linguaggio rispettoso

L’accessibilità riguarda anche il modo in cui raccontiamo le persone.

Parole ed espressioni apparentemente innocue possono trasmettere un’idea distorta della disabilità.

Definire le persone senza disabilità “normali”, ad esempio, suggerisce implicitamente che le altre non lo siano. È preferibile utilizzare termini neutrali e precisi come:

  • persone senza disabilità;

  • persone vedenti;

  • persone udenti;

  • persone neurotipiche.

È inoltre opportuno evitare espressioni che presentano automaticamente la disabilità come una tragedia.

Formule come “costretto su una sedia a rotelle” non tengono conto del fatto che, per molte persone, la sedia a rotelle rappresenta uno strumento di libertà e autonomia.

È più corretto dire:

una persona che utilizza una sedia a rotelle.

Allo stesso modo, espressioni come “vittima di” o “soffre di” dovrebbero essere utilizzate soltanto quando descrivono realmente l’esperienza della persona, non come formule automatiche.

Sia “persona con disabilità” sia “persona disabile” possono essere espressioni valide. La preferenza cambia in base alla persona, al contesto e alla comunità di riferimento.

In AccessiBit crediamo che il linguaggio debba essere preciso, rispettoso e capace di rappresentare le persone senza ridurle a una singola caratteristica.

Trasformare l’accessibilità in un’abitudine editoriale

La documentazione accessibile nasce soprattutto da buone abitudini.

Prima di pubblicare una guida, una pagina o un documento, può essere utile dedicare pochi minuti ad alcune verifiche:

  1. I titoli sono definiti attraverso livelli di intestazione reali?
  2. Ogni immagine informativa ha un testo alternativo utile?
  3. Le immagini decorative vengono ignorate dalle tecnologie assistive?
  4. I link spiegano chiaramente dove conducono?
  5. Il testo mantiene un contrasto sufficiente con lo sfondo?
  6. Il colore è accompagnato da etichette, icone o altri segnali?
  7. Il linguaggio utilizzato descrive le persone in modo rispettoso?

Non è necessario attendere una verifica formale per iniziare.

Ripetendo questi controlli durante la scrittura e la revisione, l’accessibilità entra progressivamente nel processo editoriale e diventa parte naturale della qualità del contenuto.

Scrivere pensando a tutte le persone

Una documentazione accessibile funziona meglio per chiunque la utilizzi.

Aiuta la persona cieca che naviga con uno screen reader, ma anche chi consulta una guida da uno smartphone. È utile a chi ha una mano temporaneamente immobilizzata, a chi sta leggendo in una lingua che conosce poco e a chi cerca un’informazione durante una giornata di lavoro particolarmente intensa.

Titoli chiari, testi alternativi significativi, link descrittivi, colori leggibili e un linguaggio rispettoso non rappresentano interventi separati dalla buona comunicazione.

Sono buona comunicazione.

In AccessiBit lavoriamo affinché l’accessibilità venga integrata nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione quotidiana dei contenuti digitali.

Perché scrivere pensando a tutte le persone significa creare documenti più comprensibili, più efficaci e capaci di raggiungere davvero il proprio pubblico.

Come ha scritto l’esperta di accessibilità Léonie Watson:

Un buon testo alternativo può evocare immagini mentali meravigliosamente stimolanti.